A Farindola una giornata studio alla scoperta di tesori nascosti

L’Abruzzo è una terra rictour2ca di storia e tradizioni, il cui suolo è stato calpestato da numerose popolazioni, santi, martiri, eroi e personaggi i cui vissuti hanno segnato a fondo il nostro. Abruzzo, dunque, è sinonimo di arte e cultura, tanto evidente agli occhi di alcuni, troppo ignorata da altri; una differenza tangibile che distingue chi lo vive da chi sopravvive al suo interno. Il senso di appartenenza, unito al desiderio di conoscenza, spinge sempre più persone alla ricerca del sapere e, tra di loro, sono in costante aumento i ragazzi che vogliono investire la propria vita in un settore sottovalutato e poco finanziato.

Antonio Costantini, un ventiseienne di Farindola studioso di storia dell’arte, ha intrapreso, in parallelo al suo percorso universitario, un percorso personale volto alla riscoperta del suo territorio. Gite, giri turistici, eventi tematici e mostre fanno già parte del suo bagaglio, che continua a riempirsi di pari passo con l’aumento dello stupore per quanto appreso fino ad ora. La sua ultima trovata è stata quella di organizzare una giornata studio per la ricerca della verità sulle origini di alcune strutture site sul suolo farindolese, e di aprirla a chi è dominato, come lui, da curiosità e fame di autenticità. L’invito è stato esteso ad archeologi, architetti, appassioni ed esperti di storia dell’arte e all’Archeoclub di Pescara, che ha partecipato e portato il proprio contributo professionale. Così, mercoledì 24 agosto, un gruppo di una ventina di avventurieri, si è ritrovato presso il piccolo borgo montano ed è partito alla volta delle ricchezze architettoniche abruzzesi.

La prima tappa è stata una chiesa del 1500, titolata a santa Maria d’Agro ed utilizzata esclusivamente per celebrare la messa il giorno dell’assunzione in cielo della Madre Vergine (15 agosto). Posizionata, come le altre sue simili, tra gli abitati del paese, ha attirato l’attenzione per un particolare insolito: è costruita con materiali di riuso e all’esterno si notano pietre monasteriali provenienti da Valle d’Angri, tra cui ce ne sono alcune con resti di affreschi. L’obiettivo è quello di capirne la veridicità e l’epoca, punto di partenza per l’eventuale scoperta della motivazione di tale scelta e degli eremiti che hanno lasciato le loro impronte all’interno del romitorio al suo fianco. Subito dopo hanno superato le famose cascate del Vitello d’oro ed hanno osservato e commentato i resti di un acquedotto risalente al 1912 e attualmente dismesso. Sulla facciata sono ancora ben visibili gli stemmi dei comuni più importanti serviti dal bacino d’acqua, ovvero Atri, Farindola e Penne, mentre mancano tutte le maioliche significative inserite al di sotto. La motivazione ufficiale è il deterioramento delle materie di cui erano composte dovuto all’esposizione esterna, mentre il pensiero comune è quello di un potenziale furto delle stesse. Proseguendo sulla stessa via, ci si immerge nel verde e si raggiunge una vecchia masseria disabitata. Analizzandola a fondo e sfidando la fitta vegetazione, sono tanti gli spunti di studio e riflessione su origini e ospiti passati.

Il salto da attività didattiche a ludiche è breve, e prima della pausa pranzo è d’obbligo la visita fugace alla chiesa di San Quirico, ad un vecchio frantoio e al “fiore della nuova vita”, opera di land art donata dagli unici artisti italiani ospiti al FIAF (Farindola International Arts Festival) 2016. Nulla è lasciato al caso, e anche un’attività ordinaria come il pranzo diviene un punto d’incontro con la nostra terra: come poterla omaggiare al meglio, se non coi prodotti locali e i piatti tipici delle nostre tradizioni?

Ben rifocillati si può affrontare al meglio il lungo cammino che lascia immergersi nel suggestivo bosco del Monte Ripa, una volta sede di un accampamento medievale. Calpestando un terreno fertile per flora e fauna del Parco nazionale del Gran Sasso, si notano i resti delle spesse mura del castello, sorto in una posizione strategica che consentiva di osservare dall’altro l’intera vallata della provincia e non solo. Le forti emozioni suscitate dalla condivisione di uno spaccato di vita rupestre con un popolo tanto antico quanto affascinante, dovrebbero esser sufficienti per concludere la giornata; invece, ciò avverrà in contrada Trosciano, dove si trova un mulino del 1845 con annesso oratorio. La struttura, che al momento appartiene ad un privato, mantiene ancora intatto il meccanismo che permetteva il movimento grazie al passaggio dell’acqua ed ha al suo fianco la piccola chiesa della Madonna del Carmine. Di fronte, invece, è possibile percorrere il perimetro di quella che con molta probabilità era una chiesa medievale, di cui spicca l’ingresso e la zona absidale.

tour6Un lungo e profondo tour educativo tra le lande abruzzesi, dove chi si accontenta del superfluo nota solo i colori donati dalla natura durante le quattro stagioni, mentre chi è abituato ad interrogarsi costantemente è spinto ad indagare a fondo sulle anime che hanno reso Farindola ciò che è oggi. Un esempio onorevole da cui prendere spunto per far conoscere l’Abruzzo agli abruzzesi, troppo radicati all’interno delle loro 4 mura, troppo pigri per sollevarsi dai comodi allori in cui sono adagiati. Il supporto di un esperto è fondamentale per la comprensione di elementi specifici, ma non indispensabile per accrescere la propria cultura personale, per cui basterebbe mantenere aperti occhi e orecchie e godere del bello che il nostro territorio ha da offrirci.