In cinque anni, dal 2014 al 2019 l’Abruzzo, la regione verde dei parchi, ha perso 28.169 abitanti. Il declino demografico abruzzese, che si è verificato negli ultimi sei anni, ha un’intensità pari a due volte e mezzo la media nazionale e pensare che nel 2013 la nostra regione fece registrare +20mila residenti. A pubblicare questa ricerca, Aldo Ronci per anni attento osservatore per Cna Abruzzo dei fenomeni demografici e immigratori. Lo studio condotto sulla popolazione abruzzese dal 2014 al 2019 seguendo i dati Istat, mostrano come alcuni territori siano sempre più in sofferenza, ma con un calo generalizzato della popolazione su tutte le province. Un segnale d’allarme non solo dal punto di vista anagrafico e sociale, ma anche economico con squilibri strutturali che possono comportare serie implicazioni di carattere sociale e vanno ad incidere su un sistema produttivo che segna il passo. A dover far riflettere, oltre al dato numerico, sono le zone in cui avviene questo effetto, infatti lo spopolamento che tradizionalmente fino ad ora aveva interessato quasi esclusivamente i comuni montani, ora inizia ad interessare anche alcune città non montane. A livello provinciale, a soffrire maggiormente, sono L’Aquila e Chieti mentre la situazione è tra virgolette migliore nel Teramano e nel Pescarese. In questa classifica poco felice rientrano anche comuni dell’area vestina con Penne detiene la maglia nera con una perdita di 565 abitanti, pari al 4,5%. Nella classifica dei comuni non montani, particolarmente pesante il calo a Catignano con un meno 9,8% e Cugnoli -9,36%. Mentre Loreto Aprutino ha visto perdere in questi anni 269 residenti.

La speranza, passata la pandemia, è quella che si possa aprire una seria e profonda riflessione sul perché in molti decidono di lasciare l’Abruzzo o molto più semplicemente hanno deciso di spostarsi, soprattutto i più giovani, nei centri costieri abbandonando i paesi dell’entroterra sempre più impoveriti dei servizi essenziali, dalle tecnologie che stentano ad arrivare e da una viabilità ormai tornata simile a quella del medioevo.