Sono Gabriele Colasante, consigliere comunale di Montebello di Bertona, nonché rappresentante Coldiretti in seno all’ATC Pescara.
Desidero rispondere ad un articolo apparso la scorsa settimana sul quotidiano on-line “Terre Marsicane” (e su alcuni Social, come facebook) a firma del Direttore della Riserva Naturale Regionale “Lago di Penne”, Dr. Fernando Di Fabrizio, in merito al problema cinghiale, che oggi è diventata una specie fuori controllo, in disequilibrio con l’ambiente circostante, e che provoca notevoli danni al settore agricolo, nonché diversi incidenti stradali, alcuni dei quali “mortali”. Data l’urgenza e l’emergenza della problematica ritengo che la trattazione dell’argomento non sia liquidabile in una “ricostruzione dei fatti passati” e in un sostanziale “lavarsene le mani” da parte di chi, come Di Fabrizio, ha la responsabilità della gestione di un territorio importante, come la Riserva di Penne, con tutto quel che ne consegue in termini di “ricadute economiche nel settore agricolo” e nel campo della “sicurezza stradale”.
Innanzitutto sembra abbastanza “patetico” tornare a 50 anni fa. Se sono stati fatti errori nel campo della gestione faunistica ne è responsabile chi ha deciso allora, non i rappresentanti istituzionali e delle categorie di oggi. Inoltre mi sembra che l’incremento del cinghiale negli ultimi decenni abbia giovato anche alla ripresa del lupo (e forse anche dell’orso). Quindi, seppur introdotti per scopi venatori, questi cinghiali “alloctoni”, incrociati con quelli “autoctoni”, hanno favorito, nel tempo, l’espansione di lupo e orso, che sono tutt’oggi “specie simbolo” di Parchi e Riserve abruzzesi, e alimentano anche una quota, non irrilevante, del turismo naturalistico della nostra regione.
Comunque, come dicevo, qualsiasi cosa sia successa 50 anni fa non è utile oggi fare la “caccia alle streghe” di chi furono i responsabili. E’ invece necessario, con uno sforzo collettivo e lasciando perdere vecchie “ideologie” (ormai retaggio del secolo scorso), affrontare il problema in maniera seria, oggettiva e con Dati alla mano. Cosa che invece non ha fatto, per mancanza di onestà intellettuale o per semplice “ignoranza” (nel senso di non conoscenza) il Direttore Di Fabrizio nel suo articolo.
Una confusione continua (sembrerebbe voluta) tra caccia di selezione, braccate, selecontrollori e bracconieri, che confondono il lettore, con il solo scopo di dipingere l’attività venatoria come assolutamente “negativa” e “pericolosa”. Un conto è sostenere che all’interno del mondo venatorio ci siano alcuni bracconieri, o che sia teoricamente possibile un incidente di caccia, altro è invece sostenere, come ha fatto lei, l’equazione: cacciatore=bracconiere. Ciò nel 2021 non è più accettabile. Tale impostazione è stata data, molto probabilmente, per “coprire” quelle che invece sono le sue inadempienze e la sua “non azione”, dovuta essenzialmente (mi sembra) ad un’impostazione prettamente “ideologica”, che mal si concilia oggi con il suo ruolo di Direttore di una Riserva Regionale. La sua affermazione nel caso del ferimento avvenuto durante una “battuta di selezione”, quando invece la “selezione” è un’attività che viene fatta esclusivamente “a singolo” e da “appostamento fisso”, ed è esercitata da oltre un decennio senza che si sia mai verificato alcun tipo di incidente, oltre ad essere passibile di denuncia, dimostra appunto la non conoscenza dei fatti, nonché una notevole presunzione. Inoltre lo stesso Di Fabrizio, mancando anche di rispetto istituzionale, non cita nemmeno una volta l’enorme sforzo che l’ATC Pescara sta facendo, da oltre un decennio, per “contenere” la popolazione di cinghiale tramite il Servizio di Pronto Intervento Cinghiale (P.I.C.), con risultati alterni, certo, ma pur sempre con un impegno notevole dalla parte degli agricoltori. D’altro canto, però, Di Fabrizio conclude e non dice come risolvere il problema. Cita una fantomatica cattura di 32 cinghiali, avvenuta qualche anno fa nella Riserva di Penne e a cui non è seguito più nulla, nonostante i molteplici “richiami” da parte della Regione Abruzzo. Nel frattempo negli ultimi anni, mentre altre Riserve regionali (vedi Grotta delle Farfalle) attuavano con successo programmi di “abbattimento selettivo”, con buoni risultati (riduzione del 35% dei danni in un solo anno di intervento) i cinghiali hanno continuato indisturbati a fare danni nella Riserva di Penne. E chissà quanti altri danni faranno in futuro solo per una “miope” visione gestionale.
Come consigliere del Comune di Montebello di Bertona e come membro del Comitato di Gestione dell’ATC Pescara, non sta a me stabilire se è meglio la cattura tramite gabbia, oppure l’abbattimento selettivo, che è pure consentito all’interno di Parchi e Riserve. Ma, stando ai fatti, attualmente l’abbattimento selettivo ha dato certamente dei risultati, mentre le catture no. Quindi non si capisce perché non attuare lo stesso o entrambi i metodi all’interno della Riserva di Penne, visto che entrambe le tecniche sono state “suggerite” dall’ISPRA nei vari Pareri che ha dato al Piano di Controllo Cinghiale nella Riserva di Penne. Magari li si metta a confronto e poi si scelga per l’uno, per l’altro oppure per entrambi. Questo con il solo scopo di “ridurre” l’impatto del cinghiale sulle colture agricole. Come amministratore di un territorio è questo che mi sta a cuore, e dovrebbe stare a cuore anche al Direttore Di Fabrizio. Il solo “sospetto” che non si siano attuati abbattimenti selettivi a causa di una impostazione ideologica, quando invece gli agricoltori della Riserva hanno ingenti perdite di prodotto e di reddito a causa del cinghiale, è cosa grave e non più tollerabile.

Concludo spezzando una lancia in favore dell’ATC Pescara che, al contrario di quanto fatto finora dalla Riserva di Penne, da circa 10 anni è al fianco degli agricoltori nel cercare di ridurre e arginare il problema cinghiale. Con le attività, prima di “controllo” e poi di “caccia di selezione”, attività fatte in tutta sicurezza perché “a singolo” e da “appostamento fisso”, si è dato risposta a migliaia di richieste di intervento da parte degli agricoltori della provincia di Pescara. Oltre agli abbattimenti selettivi (circa 300 cinghiali all’anno) sono stati dati in dotazione anche decine di recinti elettrificati per proteggere le colture. Da un paio di anni il Servizio di Pronto Intervento Cinghiale (P.I.C.) è stato migliorato grazie alla “segnalazione danno in tempo reale” disponibile gratuitamente per tutti tramite l’Applicazione per Smartphone Android e Iphone denominata “XCACCIA”. Tale sistema permette la geolocalizzazione in tempo reale del danno, con possibilità di intervento immediata da parte dei “selecacciatori”. Tutto questo sistema ha prodotto, nel triennio 2014-2017, un sostanziale “dimezzamento” dei danni alle colture nel territorio provinciale, e un sostanziale “mantenimento” negli anni successivi.
Come dimostrano i Dati dell’ATC Pescara e della Riserva Regionale “Grotta delle Farfalle” è dunque possibile agire da subito, se non per eliminare, almeno per “arginare” il problema. Non agire in tale senso, da amministratore locale e rappresentante della Coldiretti, lo ritengo molto grave e non più accettabile. Il resto sono solo chiacchiere…e distintivo!